Homo Faber
November 7th, 2009 - Bologna, Em
L' immediata piacevolezza cromatico compositiva dei lavori di Rinaldi erroneamente potrebbe indurre a soffermarsi su considerazioni di carattere puramente estetico. Al contrario, la singolarità della sua poetica nasce da un' originalissima considerazione dell' ispirazione artistica.
E' palese che Rinaldi sia attratto dal Caos, un Caos intenso sia come mescolanza incontrollabile delle sensazioni umane, sia come impossibilità di interpretare oggettivamente qualsiasi dato sensibile. Al contrario della comune aspirazione umana, eterna e parzialmente illusoria, Rinaldi non tenta di apporre un ordine, anche arbitrario a questo Caos esistenziale per intraprendere la via della comprensione intellettuale: si lascia coinvolgere nel disordine, trasportare dal dal tumulto delle emozioni quotidiane; scivola sopra e al di là di ogni tentata comprensione, consapevole che nessuna sensazione potrà mai essere prevista volontariamente.
Tra tutti gli stati emozionali che l' Anima può vivere, l' ispirazione è sicuramente la più inspiegabile, eterea e mutevole; se inutili sono i tentativi di oggettivarla, l'unico approccio cognitivo possibile è una traduzione immediata, quasi automatica, della sensazione che ha prodotto. Il ricordo che permette all' Artista di impressionare sulla tela il momento della propria ispirazione, dunque, ha un filtro intellettuale ridotto al minimo, come se quel ricordo non passasse attraverso la mente ma rivivesse sulla pelle dell' Artista stesso.
I volto rappresentati nelle Opere in mostra fluttuano in un Caos di colori e riflessi di luce, come se le loro stesse sembianze non fossero altro che un prodotto accidentale di un gioco d'ombre.
L' armonia delle sfumature cromatiche sembra alludere alla leggerezza dell' esistenza in sè: è l' uomo a dare peso e consistenza alla propria vita caricandola delle proprie sensazioni.